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Lo scrittore e giornalista lametino Antonio Cannone finalista al prestigioso premio Piersanti Mattarella con il libro “Il caso Aversa tra rivelazioni e misteri”

LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Lo scritttore e giornalista lametino, Antonio Cannone con il libro “Il caso Aversa tra rivelazioni e misteri” (Falco Editore) è fra i finalisti del prestigioso e ambìto Premio letterario giornalistico Piersanti Mattarella, il più importante riconoscimento italiano del settore.

La finale e la premiazione avranno luogo a Palermo, il prossimo 24 novembre alle ore 16,00, presso la Sala Mattarella, di Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea siciliana. Il saggio “Il caso Aversa…” è stato selezionato insieme ad altre venti opere ritenute di grande spessore giornalistico e letterario in assoluto in campo nazionale, scritti da alcuni dei più autorevoli giornalisti del Paese e fra cui appunto Antonio Cannone. Il giornalista calabrese – al quale stanno giungendo numerosi attestati di stima – ha dichiarato di essere “onorato e orgoglioso per questo prestigioso traguardo. Provo una grande emozione che voglio condividere con tutti i cittadini di Lamezia Teme, in ricordo del sacrificio di Salvatore Aversa e Lucia Precenzano, assassinati barbaramente dalla mafia. Mi auguro che questo premio in particolare, così come altri riconoscimenti, possa scuotere le coscienza di tutti per l’affermazione della legalità”. Il libro come è noto ripercorre la tragica vicenda del duplice omicidio dei coniugi Aversa assassinati a Lamezia Terme nel 1992. Un omicidio che sconvolse la comunità lametina e calabrese perché mai la criminalità organizzata aveva osato tanto. Un crimine che diede il via alla tragica stagione delle stragi di mafia, da Capaci a via D’Amelio. Nel libro, oltre alle confessioni di due pentiti pugliesi della Sacra corona unita, sono raccolte anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia lametini che tracciano la mappa delle cosche locali e spiegano altri risvolti della storia e tanti particolari inediti. Una vicenda segnata dalle prime affermazioni, rivelatesi poi false della testimone, Rosetta Cerminara che indicò in due persone, poi innocenti, gli autori del delitto. Per questo fu condannata per calunnia. Il libro inquadra il duplice omicidio in un contesto difficile e palesa anche le responsabilità “morali” della classe politica dell’epoca. Il fatto criminale avvenne poco dopo il primo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia per infiltrazioni mafiose e proprio Aversa contribuì con le sue indagini a determinare la scelta dell’allora ministro dell’Interno, Enzo Scotti.

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