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Testimone rimane muto, processo a rischio per Istituti di Vigilanza a Vibo

martello-tribunaleVIBO VALENTIA – Il testimone di giustizia Pietro Di Costa, teste chiave nel processo contro un poliziotto della Questura di Vibo, arrestato nel 2013 per concussione e corruzione, e contro altri 5 imputati ritenuti vicini al clan Lo Bianco-Barba di Vibo ed accusati di vari reati nell’ambito dell’illecita concorrenza fra istituti di vigilanza privata, si è rifiutato stamane per la terza volta consecutiva di sottoporsi all’esame degli avvocati degli imputati lamentando disfunzioni da parte della Prefettura di Vibo nel suo programma di protezione.

Il rifiuto del testimone, già titolare di un istituto di vigilanza a Tropea, ha di fatto messo a serio rischio l’intero processo poiché il Tribunale di Vibo Valentia ha deciso di rinunciare totalmente alle sue dichiarazioni, sospendendo il dibattimento e rinviando ad altra udienza solo per permettere al pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, di valutare se vi sono altri elementi probatori da portare in aula nei confronti degli imputati, altrimenti per il 22 maggio si potrebbe già decidere per una sentenza di assoluzione nei confronti di tutti gli imputati accusati unicamente dal testimone di giustizia.

Il Tribunale ha altresì deciso di trasmettere copia del verbale d’udienza odierno alla Dda per valutare se procedere contro lo stesso testimone di giustizia, non nuovo in passato ad eclatanti proteste contro il programma di protezione al quale è sottoposto da 4 anni.

(AGI)

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