"Villa della Gioia" di Natuzza in appalto al boss Mancuso. Il prete: "ci assicurava tutela ambientale" | Calabria PageCalabria Page

Calabria Page Quotidiano Online | Notizie in tempo reale | Cronaca, news, notizie, sport, inchieste, politica, economia, Calabria, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia

pubblicità AdSense

“Villa della Gioia” di Natuzza in appalto al boss Mancuso. Il prete: “ci assicurava tutela ambientale”

Nei lavori per la Fondazione di Paravati, “Villa della Gioia”, l’enorme centro di culto voluto dalla mistica Natuzza Evolo entra anche “l’interessamento” del boss Mancuso. A riprova che tutto sul territorio vibonese doveva passare dal vaglio della famiglia Mancuso.

A svelarlo alla Guardia di Finanza, il Gico di Trieste, secondo quanto riporta il Quotidiano della Calabria, è il sacerdote padre Michele Cordiano direttore della Fondazione “Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime” e confessore di Natuzza Evolo, nel Marzo 2003. Il sacerdote ha ammesso, rispondendo alle domande della Guardia di Finanza, di aver scelto di “assecondare il suggerimento” di un boss della ‘ndrangheta, Pantaleone Mancuso, e concedergli un appalto, con lo scopo di assicurare una “tutela ambientale” sui cantieri della fondazione. Questo particolare è emerso dalla chiusura delle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata “Black money – Overseas – Purgatorio”.

Ed infatti indagati 46 appartenenti al clan Mancuso, è venuto dissecretato solo recentemente il verbale che riporta le dichiarazioni del sacerdote della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e che risale al lontano 27 marzo del 2003 per dimostrare la “caratura” del boss ai fini dell’indagine. Il parroco racconta nel verbale della visita di Pantaleone Mancuso, per suggerirgli qualora ci fosse stata necessità di calcestruzzo, il nominativo di tale Francesco Naso di Limbadi, da lui indicato come “Ciccio Naso”.

I magistrati sottolineano “l’immediato assoggettamento del sacerdote frutto della paura ingenerata dall’interessamento personale di un Mancuso, tale da non richiedere ulteriori visite o richieste” Così fu, in effetti, lo stesso padre Cordiano ammette: “La ditta una volta vinto l’appalto su mia indicazione si sono rivolti alla ditta indicata da Pantaleone Mancuso, la quale ha fornito tutto il calcestruzzo impiegato nella costruzione fino ad oggi”. I finanzieri del Gico di Triseste riportano a verbale le parole del sacerdote:”nell’assecondare il suggerimento di Mancuso Pantaleone ho inteso anche garantire quella che io consideravo una “tutela ambientale” al raggiungimento dello scopo finale nella realizzazione dell’opera e pertanto appariva superfluo un confronto con altre proposte di fornitura di calcestruzzo”. La struttura ancora in costruzione subì un attentato incendiario nel 2008. Infatti durante la notte esplosero due bombe danneggiarono dei mezzi di proprietà di una ditta di Catanzaro impegnata nei lavori.

Commenta

ti potrebbe interessare anche...

Pubblicità AdSense

pubblicità

pubblicità Viralize