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Un “Fuorilegge”, Mimmo Lucano si racconta per Feltrinelli

“E’venuto un uomo con la barba, un cappello grande e mi ha detto: “Ma non mi riconosci? Guarda bene”. Io gli ho risposto: “No, non ti ho visto nemmeno in televisione”. “In televisione no… Sono Vinicio Capossela”. Mimmo Lucano racconta “Il Fuorilegge” nel libro edito da Feltrinelli: 183 pagine per ricordare l’esperienza di accoglienza di Riace, i paesi che si svuotano, l’utopia della rinascita delle economie locali grazie al ripopolamento con l’arrivo degli emigranti baluardo contro la desertificazione sociale e la chiusura delle scuole. Capossela gira a Riace il video del brano che gli dedica che non poteva avere titolo più azzeccato: “Il povero Cristo”. Ma l’artista è solo uno dei tanti ad andare a trovare Lucano nel suo “Villaggio Globale”.

Nel tempo, Laura Boldrini, allora presidente della Camera, il ministro della solidarietà sociale del secondo governo Prodi, Paolo Ferrero, Cecile Kyenge, ministra per l’Integrazione, l’europarlamentare Vittorio Agnoletto. Wim Wenders si accorge tra i primi della sua “utopia” e contribuisce a mostrare al mondo la sua storia straordinaria di solidarietà e inclusione. Nel 2010 gira il cortometraggio “Il Volo” e in occasione dei festeggiamenti del ventennale dalla caduta del Muro di Berlino il regista tedesco incanta parlando proprio di Riace.

“Wim Wenders ha permesso di collegare Riace con il mondo, con una utopia”, dice ad Askanews. Lucano sta presentando il suo libro in Calabria, ha fatto tappa a Soverato, Squillace, Sant’Andrea Jonio, il suo tour letterario prosegue tra commozione, standing ovation e tanto affetto, perché l’emozione che trasmette con il suo tono pacato e cordiale racconta in vero la sua grande umanità e la gente che viene ad ascoltarlo sente la sua empatia. Si dà fino in fondo, le sue presentazioni durano fino alla mezzanotte inoltrata per più di tre ore, ma non si smetterebbe mai di ascoltarlo. Racconta la vita degli ultimi: di chi fugge dalle guerre, dalla fame, da ogni forma di ingiustizia a cui bisogna “dare risposte”, ma come può esserci accoglienza e integrazione in un luogo da dove tutti emigrano, sempre con un piede nel paese e con un piede pronto ad andare via”? Come può l’integrazione esistere se non viene sostenuta dai fondi pubblici?”

“Il borgo storico di Riace superiore era destinato a scomparire, un capriccio del vento ha portato quella nave nel lontano 1998. Un Dio nascosto li ha portati fino qua”. “E’ stato il destino. E’ stato il vento”, una metafora per dire che la storia di accoglienza di Riace è stata una “casualità”. “Le nostre, osserva, sono delle comunità che sono predisposte – come dice l’antropologo Vito Teti – a non avere pregiudizi”. Alla domanda se avesse mai pensato alla possibilità di intralciare interessi di altri con la sua “mission”, Lucano risponde: l’ho pensato per la prima volta quando “Fortune” mi ha inserito nella sua classifica, questo ha scatenato una rivalità e quando il clima è cambiato nel 2015 la mia vicenda ha preso un’altra direzione, in particolare a settembre 2016 con l’arrivo dell’ex prefetto Michele Di Bari, attuale capo Dipartimento per le libertà civili e l’emigrazione. Ma forse questa è l’opera pubblica più grande che abbiamo fatto, un’opera che non conosce rovine. Essere della Calabria e di Riace per noi è motivo di orgoglio”.

“Io all’inizio non mi rendevo conto di quello che facevo”, cercavo di capire e di valorizzare questa territorialità per uscire dalla marginalità. Non voglio favori da nessuno. Se ho sbagliato devo pagare, anche se ci sono – aggiunge – tante zone oscure in questa storia”. In Italia si comincia ad avere un atteggiamento di criminalizzazione della solidarietà e il consenso elettorale va con la criminalizzazione dell’immigrazione, prosegue. Anche il tema dell’emergenza – sottolinea – ha creato una psicosi collettiva. “Ma sono arrivati e bisogna avere rispetto delle persone in maniera completa”. Rispetto all’affermazione:”Aiutiamoli a casa loro”, il “Fuorilegge” afferma: “in realtà noi siamo andati a casa loro e li abbiamo obbligati a venire qua, questo dobbiamo riconoscerlo”.

Nel libro c’è anche la storia di Becky Moses, che proprio non gli è andata giù: la ragazza nigeriana che ha perso la vita nella baraccopoli di San Ferdinando e che era scappata dalla Nigeria perché non voleva sposare l’uomo che la famiglia aveva scelto per lei. Arrivata a Riace aveva cominciato a imparare un mestiere, a prendere confidenza con la lingua italiana. Aveva bisogno del rinnovo della carta d’identità che aveva perso. “Preparai e firmai quel documento senza pensarci due volte. Ancora oggi sono orgoglioso del fatto che su quella carta d’identità ci sia il mio nome”, ricorda Lucano. Ma quando fu costretto a chiudere quell’esperienza di integrazione per mancanza di fondi, Becky finì nella Piana di Gioia Tauro, dove a gennaio fa freddo e lei tenta di riscaldarsi: muore in un rogo dalle origini poco chiare. “Rimane per sempre il suo ricordo, dice. E’ sepolta nel cimitero di Riace tra i loculi della fila più in alto e per vedere la sua immagine triste bisogna alzare lo sguardo verso il cielo”. Ma mentre Lucano vede in Becky una persona, la Procura indaga sul suo conto, sulle procedure e la burocrazia messe in atto a Riace. “Se ho delle colpe me ne assumerò la responsabilità. Chi risponderà invece della morte di Becky Moses?”, dice. Il suo è un messaggio che mette al centro l’uomo, contro ogni burocrazia. “Nel mio percorso posso dire di essere grato a Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri dal 1994 al 2007, senza di lui forse il mondo oggi non conoscerebbe quello che lui stesso tra i primi ha battezzato “Il modello Riace”. Ma Lucano è molto affezionato anche a padre Alex Zanotelli, di cui apprezza anche la schiettezza quando dice: “Il messaggio della destra rappresentata da Salvini è un messaggio contro il Vangelo di Cristo”. Del resto – scrive – “figure come Salvini e Zanotelli sono incompatibili, uno parla d’odio, l’atro d’amore”. C’è poi un legame antico con papa Francesco, che nasce nella Riace d’Argentina, dove sono molti gli emigrati italiani che hanno custodito la devozione per i Santi Cosma e Damiano, e Bergoglio “per sette anni quando era vescovo, ha celebrato la messa in quella comunità”. E proprio a proposito dei riacesi che vivono in Argentina, Lucano ricorda la loro disponibilità quando “abbiamo avuto bisogno di case disabitate per poter ospitare i migranti giunti da noi”. Nel 2016 la rivista “Fortune” lo ha iscritto nella classifica di cinquanta personaggi più influenti al mondo assieme a papa Bergolio, Angela Merkel, Bono degli U2, Aung San Suu Kyi e altri. “Sono orgoglioso di avere lasciato questa eredità”, c’è stato il tentativo di puntare il luogo che era più esposto denigrando il modello Riace ma noi abbiamo creato posti di lavoro. La storia a Riace continua: quest’anno c’è stata un’esplosione di turismo solidale nel villaggio globale, quando arrivano persone da tutti i paesi europei, vuol dire che questa è una storia importante”. Con la sua solita naturalezza Lucano interviene anche sulla vicenda del giovane Willy e gli aggressori di Colleferro: “fascismo e mafia sono uguali”, dice. Questo libro – conclude – è scritto contro la barbarie del fascismo e del razzismo”. In ultimo: “I decreti sicurezza sono decreti da cancellare”. Askanews

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