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Mario Occhiuto interviene sull’allarme del rapporto Svimez che vede la Calabria unica regione del Sud in piena recessione

COSENZA – Puntualmente, in piena estate, arriva l’ennesimo allarme Svimez sul disastro Calabria. Stavolta con una cifra incubo: siamo l’unica regione del Sus  in piena recessione e con un abbandono scolastico che supera l’enorme percentuale del 20%.

“La Calabria è l’unica regione, non solo meridionale ma italiana, ad accusare una flessione del Pil dello 0,3 per cento. Nel 2018, Abruzzo, Puglia e Sardegna hanno registrato il più alto tasso di sviluppo (+1,7%, +1,3% e +1,2%)”.

Senza una svolta coraggiosa la Calabria è destinata alla desertificazione sociale, allo spopolamento dei borghi.

Occorrono proposte di rottura rispetto a schemi e metodi di una politica ormai sconfitta dalla storia, dai mercati e dalle aspettative delle nuove generazioni.

Ci sono tanti settori da valorizzare, per implementare il PIL, dove ci può essere ancora un vantaggio competitivo: energie rinnovabili, innovazione tecnologica, agricoltura biologica e di precisione, agroindustria, logistica, turismo sostenibile, industria culturale.

Soprattutto la Calabria ha un potenziale turistico esplosivo fatto di mare, parchi, città d’arte, distretti archeologici, termalismo, giacimenti enogastronomici e naturalistici capaci di attrarre con operazioni mirate e innovative (e sono prudenziale in questa mia stima)almeno 5 milioni di visitatori stranieri all’anno nell’arco già di pochi anni.

Le proposte di rottura devono partire da una svolta ecologica con progetti d’innovazione mirati a trasformare il nostro territorio in un contesto di opportunità creative puntando su politiche settoriali capaci di attrarre flussi importanti di investimenti e di attenzione imprenditoriale.

Dobbiamo aiutare i nostri agricoltori a sostenere gli investimenti sul biologico di qualità, promuovere la commercializzazione dei nostri prodotti e incentivare al massimo le filiere agroindustriale e agrituristica.

Realizzare almeno dieci importanti opere pubbliche di architettura contemporanea sostenibile sparse per la Calabria firmate dai più grandi architetti internazionali per rilanciare il turismo, puntare sulla rigenerazione di tutti i quartieri popolari delle città con operazioni urbanistiche innovative di rottamazione e ricostruzione realizzando nuovi ecoquartieri ed ecocittà.

I finanziamenti ci sono e sono tantissimi in questi settori.

Bisogna investire poi sull’innovazione della produzione culturale, sugli eventi all’aperto, sugli spettacoli di qualità e identitari, sulle attività creative e multimediali, sull’enogastronomia di eccellenza, sulle cantine e sulle città del vino, per cambiare da subito l’immaginario che il turista ha della Calabria.

Fincalabra deve diventare lo strumento operativo per dare immediatamente vita a progetti di partenariato pubblico/privato da mettere a reddito, sul turismo sostenibile con rivitalizzazione dei borghi antichi, sui porti turistici, sull’industria delle energie rinnovabili e su quella dei materiali di riciclo.

Deve essere chiaro: se continuiamo nella palude dei rinvii, dei tavoli tecnici e delle circolari ministeriali la Calabria soccomberà.

Occorre una stagione del coraggio e delle aperture verso il mondo. Coraggio anche nel contrastare con forza e determinazione la mafia, e i comportamenti mafiosi e ricattatori. La mafia è un forte ostacolo alla crescita: la magistratura fa un ottimo lavoro ma si potrà sconfiggere questo schifoso fenomeno solo mettendo in moto la macchina dello sviluppo e se riusciamo a far restare qui i nostri giovani.

Fare della Calabria la California d’Italia e la Regione più viva e attrattiva vi dico che è possibile: si può invertire il trend negativo e incrementare il Pil almeno di 2/3 punti. Basta crederci, mettersi al lavoro e cambiare i linguaggi dello sviluppo.

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