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Cosenza, no global scrive al Papa affinchè intervenga a difesa dei senza casa

imageCOSENZA – Una lettera a Papa Francesco affinchè intervenga «a placare la sete di denaro che si è impossessata delle Suore Canossiane», proprietarie di un palazzo al centro di Cosenza, occupato da circa un anno da un gruppo di famiglie senza casa, e che è sul punto di essere venduto. Un anno in cui non sono mancati i tentativi di sgombero.

Secondo quanto riporta Il Quotidiano di Calabria, la lettera al Pontefice è stata scritta da Francesco Cirillo, no global fondatore del Sud Ribelle, in passato accusato e poi assolto per reati commessi durante i Global Forum di Genova e Napoli. Cirillo fa appello al Papa, da non credente, e racconta di «un folto gruppo di persone, uomini, donne, bambini, immigrati, da diversi anni senza una casa e senza lavoro fisso, nell’impossibilità materiale di trovare alloggio in affitto. Questa gente, aiutati da tanti giovani, ha occupato un enorme palazzo abbandonato da anni e pronto a essere venduto per un’ennesima speculazione edilizia, della quale questa città è già piena. Ma queste persone, queste famiglie, si sono ben sistemate in questo palazzo, stanno ordinando le loro cose e la loro vita, diversi di loro hanno anche trovato un piccolo lavoro e come si usa dire si sono messi su un binario. Molti cittadini di Cosenza, per fortuna non tutti “lupi rapaci”, aiutano caritatevolmente questa gente, ma non lo fa chi dovrebbe stare dalla loro parte».

«Il sindaco e la Prefettura hanno concesso una tregua – scrive ancora Cirillo – c’è la disponibilità a trovare una soluzione, a non gettare nella strada e nelle mani della delinquenza questa povera gente. La prossima settimana, è stato detto, si aprirà un “tavolo di lavoro”. Ecco perchè le scrivo: le scrivo affinché, Lei, forte delle sue parole e della sua forza, che ha detto che la Chiesa deve aprirsi ai poveri, possa intercedere e placare la sete di vanità e di danaro che si è impossessato di queste suore. Un Suo intervento pacificherebbe gli animi evitando drammi che tutti ben conosciamo dalle cronache che provengono dalle nostre città».

 

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