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Armi chimiche: la crisi Ucraina rallenta il trasbordo nel porto di Gioia Tauro. L’Albania aveva detto no

imageC’è un clamoroso “colpo di scena” nella vicenda delle armi chimiche che attendiamo in Italia dal mese di gennaio. Come ricorderete è stato il Pentagono ad annunciare la partenza della nave americana Cape Ray. La nave della Marina Usa lunga 197 metri, con a bordo due sistemi per eliminare tramite il processo di idrolisi i precursori chimici ed i gas di Assad, incontrerà i due mercantili, uno norvegese ed uno danese, che trasporteranno le armi chimiche. Poi secondo il programma, il trasbordo di tali armi nel bacino d’acqua calabrese con l’intervento della Cape Ray, senza toccare il suolo italiano. Proprio sulla questione delle armi chimiche del regime siriano spunta un retroscena.

La vicenda che balza agli onori della cronaca è stata rivelata ieri a Tirana in occasione della presentazione di un libro che ne rivela i retroscena e scritto dal giornalista italiano Carlo Bollino, ex corrispondente Ansa nei Balcani e già direttore della Gazzetta del Mezzogiorno. Bollino guida in Albania un importante gruppo editoriale. Il libro intitolato “Doppio silenzio” e pubblicato in lingua albanese, è stato presentato con la partecipazione dello stesso primo ministro albanese, del presidente del parlamento, del ministro della difesa, e del ministro degli Esteri della capitale. Il libro ha rivelato una serie di episodi e documenti inediti della complicata vicenda che ha visto la piccola Albania negare il proprio assenso alle operazioni di trasbordo che poi sarebbero state dirottate a Gioia Tauro. Il popolo albanese protagonista suo malgrado di un confronto diplomatico tra le due superpotenze mondiali, Stati Uniti e Russia; popolo che alla presentazione del libro incontra così i protagonisti istituzionali di questa sorta di complicato negoziato tra Tirana e Washington con altrettante accese proteste degli ambientalisti.

Dunque il governo albanese tra ottobre e novembre scorsi ha negato il proprio sostegno alle superpotenze mondiali per un vicenda che avrebbe rischiato di rinfiammare il piccolo paese balcanico a poche settimane dall’insediamento del nuovo esecutivo.

Intanto si allungano i tempi per le operazioni di trasbordo delle armi chimiche siriane nel porto di Gioia Tauro. Si attende infatti la nave americana “Cape Ray” per svolgere le operazioni seguendo i programmi stabiliti. Le armi chimiche potrebbero non arrivare mai in Calabria, per lo meno secondo gli accordi finora stipulati tra Nato e Russia nelle modalità di scorta alle navi che le trasportano. Nessuno ne ha ancora parlato nello specifico, ma è ovvio che l’aggravarsi della crisi Ucraina nelle ultime ore metta una seria ipoteca sulla possibilità di un’operazione coordinata tra marina russa e marina americana con in testa la “Cape Ray”.

La squadra di navi incaricata di scortare le armi chimiche dalla Siria alla Calabria sono infatti cinque: tre della Nato, una russa e una cinese. Riesce difficile pensare che Usa, Nato e Russia possano collaborare con la crisi ucraina in atto e che minaccia di trasformarsi in un confronto aperto, anche se limitato a sole sanzioni. Nelle ultime ore è stato persino ipotizzato il ritiro di ambasciatori e le varie unità navali da guerra nel Mediterraneo sono verosimilmente in stato di allerta.

 

Sarebbe oltremodo singolare che Usa e Russia si confrontino così duramente sulla crisi ucraina, e allo stesso tempo si coordini senza incidenti per assicurare una scorta militare congiunta alle navi incaricate di trasportare le armi chimiche siriane nel Mediterraneo fino al porto di Gioia Tauro in Calabria, per poi distruggerle a largo delle coste siciliane e calabresi. Il ritardo o addirittura la sospensione delle operazioni non sarebbe comunque una buona notizia per la Calabria e per il Mediterraneo in generale: un eventuale scontro tra occidente e oriente aprirebbe infatti scenari catastrofici.

Luisa Loredana Vercillo

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