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Rossano, promuovere conoscenza storia locale. Successo per presentazione libro Franco Emilio Carlino

rossano_presentazione_libro_franco_emilio_carlino_1ROSSANO (COSENZA) – Promuovere la conoscenza della storia locale nelle scuole significa riappropriarsi delle proprie radici e della propria identità e contribuire, con l’acquisizione di una maggiore consapevolezza, a costruire opportunità di sviluppo. I Sindaci e le Amministrazioni Comunali di Mandatoriccio e Rossano, sfruttino l’occasione dello speciale anniversario dei 400 anni dalla nascita del Comune di Mandatoriccio, per organizzare iniziative volte a far emergere l’importanza della storia comune.

È, questo, il duplice appello che lo scrittore Franco Emilio Carlino ha rivolto ai rappresentanti del mondo della scuola e delle istituzioni presenti ieri (venerdì 14) nella gremita Sala Rossa di Palazzo San Bernardino, in occasione della presentazione del suo libro Dal nobile casato dei Mandatoriccio di Rossano alla blasonata famiglia dei Sambiase di Cosenza. Dai Toscano – Mandatoriccio fino all’Unità d’Italia (1619 – 1860).

Il momento letterario è stato anticipato dalla nomina, da parte della UNICRAM, ad Ambasciatrice della Camera Regionale Arti e Moda Calabria, della baronessa Angela Toscano Mandatoriccio, per le sue elevate qualità professionali e per l’impegno sociale a favore dell’arte del Made in Italy. Nella Sala hanno fatto mostra di sè, alle spalle del tavolo dei relatori gli abiti d’epoca del ‘500, ‘600 e ‘800, messi a disposizione dalla UNICRAM.

Coordinati da Lenin Montesanto, sono intervenuti oltre ai Primi Cittadini Angelo Donnici e Stefano Mascaro, e all’assessore alla cultura di Rossano Serena Flotta, gli storici Gennaro Mercogliano e Francesco Joele Pace, l’editore della IMAGO ARTIS e presidente provinciale dell’UNICRAM Ivan Porto, il presidente regionale Giuseppe Emilio Bruzzese e l’italo canadese Pasquale Scarcello, presidente della Thunder Bay Italian Fine Arts Association.

Mascaro e Donnici hanno evidenziato l’importante funzione che svolge il rigoroso contributo di Carlino soprattutto in un periodo delicato per la perdita di identità del tutto ignorata dalle nuove generazioni; da qui lo sforzo che anche le istituzioni locali devono fare sostenendo e valorizzando ogni iniziativa di promozione culturale come questa. – Mercogliano e Joele Pace hanno valorizzato l’aspetto legato al metodo e alla ricchezza di fonti contenute nella mole documentale dell’opera di Carlino che offre un serio contributo e che rappresenta un punto di non ritorno per ricostruire la storia di Mandatoriccio, intrecciata con quella di Rossano attraverso la famiglia Mandatoriccio.

Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci – ha ribadito Pace Joele – bisogna convenire che Giovan Michele Mandatoriccio, unico e indocile figlio maschio della facoltoso ed intraprendente mercante Nicola, non perse mai l’occasione per far fruttare l’ingente patrimonio familiare accumulato durante la lunga crisi agraria che aveva investito la Calabria tra il 1585 e il 1592. Ed infatti nell’arco di un secolo i Mandatoriccio, in primis, e i Sanbiase in seguito, riusciranno a costruire uno Stato feudale compatto e fiorente, ma soprattutto efficiente dal punto di vista amministrativo e giudiziario, incentrato sulla costante presenza in loco del feudatario che periodicamente e con equità vicino il giudizio concedeva udienza a sudditi sulle principali questioni pubbliche private.

L’evento, patrocinato dai due Comuni di Rossano e Corigliano, si è concluso con la lettura da parte di Carlino della poesia MANNATURIZZU di Pasquale Spataro. Supr’a ‘nu cuazzu sta ‘u paise miu | ‘Nfacce a llu mare ‘nfrunte a llu Pullinu | Biellu li voze la Calabrial E Diu | Sedire ?u fice a ‘n’angulu divinu. È ‘n mienzu a dui valluni, e ppe curuna | Tene la Muntagnella, chi la sira | Lu sule si cce spugne, e pue la luna | ccu’lla sua facce bella e ‘meale e cira | L’abbrazze, e lle fa tante sirenate | Mentre se sonne ca cce fa l’ammuri, | e ‘ntra lu suannu ‘u ‘ncantanu le fate. E lla matina? u sciascianu l’agielli | ‘N mienzu a ?nu mantu ricamatu ? e juri | Ccu’ mille canti arminiusi e bielli.

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