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‘Ndrangheta, processo “Aemilia”, sequestro beni per 30 mln di euro

carabinieri_5Nuovo sequestro di beni a carico dei fratelli imprenditori modenesi di origine calabrese Palmo e Giuseppe Vertinelli, coinvolti nel processo di ‘ndrangheta ‘Aemilia’ e attualmente in carcere. Il provvedimento, per circa 30 milioni, è in corso di esecuzione da parte dei carabinieri del Ros e dei comandi di Reggio Emilia, Parma, Crotone, Aosta e Verona. E’ stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Emilia, su richiesta della Dda di Bologna.

I due fratelli erano stati arrestati a fine gennaio quando scattò la prima ondata di misure, poi liberati dal tribunale del Riesame, e nuovamente sottoposti a custodia cautelare in carcere il 3 settembre, su ordinanza del Gip. Rispondono, nel processo appena cominciato con udienza preliminare per 240 imputati, di associazione mafiosa, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. La nuova misura di prevenzione patrimoniale ha interessato, oltre alla società ‘Sime Srl’ di Verona, altre 11 aziende, 71 immobili, 22 autoveicoli e diversi rapporti bancari e finanziari. Il provvedimento, che integra sequestri già disposti, va a colpire il patrimonio di due persone ritenute emanazione imprenditoriale del sodalizio di matrice ‘ndranghetistica attivo sul territorio emiliano e operante anche in Calabria, ma capace di un’autonoma e localizzata forza di intimidazione con epicentro a Reggio Emilia e collegato alla Cosca Grande Aracri. Dalle indagini sarebbe emerso il rapporto funzionale tra il boss Nicolino Grande Aracri e gli imprenditori, asserviti al programma di affari della Cosca e ai suoi obiettivi di infiltrazione nel sistema economico emiliano, calabrese, veneto e con propaggini in Val D’Aosta. Sono quindi state individuate le ricchezze accumulate attraverso prestanome, con meccanismi di intestazione fittizia e titolarità occulta, per reimpiegare i capitali accumulati dai ‘reati fine’ dell’associazione, nonché provviste direttamente riconducibili allo stesso Grande Aracri. Inoltre, nonostante i sequestri già subiti, i Vertinelli avrebbero ripreso le attività intestando ad un giovane prestanome la ‘Sime Srl’, fissandone la sede a Verona, per sottrarsi all’attenzione investigativa in Emilia-Romagna. Nella ‘Sime’ erano stati trasferiti i sub-appalti in precedenza assegnati alle società già sequestrate, conservando così il ‘patrimonio reale’. (ANSA).

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