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Operazione “Sant’Anna”: 8 indagati per associazione di tipo mafioso

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carab_gdfREGGIO CALABRIA – Alle prime ore del mattino, i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, hanno eseguito un provvedimento di Fermo di indiziato di delitto, emesso dalla locale Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 8 indagati per associazione di tipo mafioso e porto e detenzione illegale di armi e munizioni, aggravati dalle finalità mafiose.Il Nucleo PT/GICO – Sezione G.O.A. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha concorso nell’esecuzione della misura restrittiva nei confronti di uno degli indagati, sul conto del quale, nel corso di distinte attività d’indagine, sono stati raccolti ulteriori elementi di reato.

Il provvedimento scaturisce dagli esiti di due attività investigative svolte sul contesto mafioso della Piana di Gioia Tauro, sviluppate in due periodi differenti: il primo tra settembre 2012 e ottobre 2013 all’indirizzo del latitante PESCE Giuseppe 34 anni, inteso Testuni, divenuto reggente dell’omonima cosca all’indomani della cattura, nell’agosto 2011, del fratello maggiore Francesco, mentre il secondo – quale prosecuzione – tra i mesi di gennaio e giugno 2014, in direzione del suocero BELLOCCO Umberto, 77 anni, e di altri appartenenti all’omonimo sodalizio, di cui l’anziano boss è il capo fondatore.

In particolare, il primo segmento di indagine ha principalmente mirato alla localizzazione e al rintraccio del latitante PESCE Giuseppe, reggente dell’omonima famiglia mafiosa (del ramo Testuni), che si era sottratto all’esecuzione nel corso della c.d. operazione “ALL INSIDE”, conclusa dall’Arma reggina nel maggio 2010. L’intensificarsi della pressione investigativa soprattutto con il fermo di indiziato di delitto del PM tra i mesi di aprile e maggio 2013 della moglie BELLOCCO Ilenia 45 anni e del maggiore favoreggiatore SIBIO Domenico 36 anni, hanno indotto il latitante, il 15 maggio 2013, a costituirsi presso la Tenenza dei Carabinieri di Rosarno.

La prosecuzione dell’attività ha invece consentito di accertare le complessive dinamiche associative sviluppatesi all’interno della società di Rosarno a seguito della scarcerazione dello storico boss BELLOCCO Umberto 77 anni, avvenuto nel mese di aprile 2014, dopo una detenzione durata oltre un ventennio.

È fin da subito emerso la dinamicità criminale di BELLOCCO Umberto, il quale collaborato dai più stretti sodali, la maggior parte appartenenti al medesimo contesto familiare, finalizzata alla riaffermazione della propria leadership, anche attraverso il ripristino di preesistenti relazioni con gli esponenti apicali di altre compagini mafiose e la riorganizzazione delle attività illecite della cosca sul territorio rosarnese.

A tale scopo peraltro è stato anche documentato come BELLOCCO e gli altri affiliati destinatari del medesimo provvedimento non solo avessero ampia disponibilità di armi, ma altresì come si siano attivati per reperirne altre, di maggiori micidialità.

Sono stati documentati, infine, gli interessi del sodalizio nel traffico di sostanze stupefacenti, nel cui ambito si inseriscono le convergenze investigative della Guardia di Finanza, che vedono coinvolto OLIVERI Umberto Emanuele, nipote di BELLOCCO Umberto 77 anni, indicato dallo zio quale reggente degli interessi della potente cosca di ‘ndrangheta nei traffici illeciti all’interno del porto di Gioia Tauro.

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