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Dall’inchiesta su Paolo Oliverio, i rapporti del commercialista dei Camilliani con la ‘ndrangheta

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“Il riciclatore dei soldi della ‘ndrangheta e di alcuni esponenti della criminalità romana.” Così l’accusa definisce il commercialista Paolo Oliverio arrestato agli inizi di novembre con l’accusa di aver pilotato nomine e affari dell’ordine religioso dei Camilliani.

 

Insieme a lui finirono in manette anche due Fiamme Gialle e soprattutto l’allora Superiore generale dell’Ordine religioso dei Camilliani, Renato Salvatore, per avere organizzato un sequestro, o meglio un (finto) interrogatorio presso una caserma della Finanza di due confratelli dell’Ordine, grandi elettori però di un candidato alternativo a Renato Salvatore. I due nel giorno delle votazioni furono fatti sparire con la scusa di essere interrogati per garantire appunto il fallimento della scalata ai vertici dei Camilliani di padre Monks.

Secondo quanto riporta LaStampa.it, tra la fitta rete di relazioni intrecciata dal commercialista, rimasto ormai famoso per la frase pronunciata di fronte al sequestro delle sue apparecchiature informatiche “se li aprite viene giù l’Italia”, ci sarebbero anche rapporti con la ‘ndrangheta romana.

“Nelle carte del pm Cascini” – si legge nell’articolo a firma di Sandro Ruotolo – “viene fuori con chiarezza che un aspetto centrale dell’inchiesta è quella sul riciclaggio della mafia calabrese, la ‘ndrangheta, nella capitale attraverso il reimpiego in «ristoranti, bar, beni immobili». E che Oliverio ha rapporti diretti con la ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. Gli dice un mediatore il cui nome è secretato: «Amico amico di amici miei ti sei fatto stasera, sei diventato amico hai visto? Ti ha invitato a cena. È un senso di rispetto. Pure a casa sua e non al ristorante”.

Nell’inchiesta su Paolo Oliverio, che riserverà sorprese senz’alto poco piacevoli per personaggi importanti della politica, dell’imprenditoria e delle istituzioni, si trovano tracce di uomini dei servizi segreti, relazioni altolocate con vertici della Finanza e delle forze dell’ordine. E con prelati e imprenditori (c’è anche Paolo Berlusconi). E divi della massoneria deviata che fu, come Flavio Carboni, suo figlio Marco, la banda della Magliana attraverso Diotallevi.

S.d.E.

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