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Immigrati: a Rosarno è vicina nuova emergenza. Chiesa e Comune si appellano alle istituzioni

Dopo 4 anni nel comune di Rosarno potrebbe esplodere una nuova situazione emergenziale. Secondo il quotidiano Avvenire, tornato nel comune della Piana a pochi giorni dalla morte a causa del freddo di un immigrato a San Ferdinando costretto a dormire in macchina, ci sono le condizioni perché si ripresenti quell’agitazione che 4 anni fa portò Rosarno all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale: l’unica struttura per accoglienza degli immigrati ha solo 600 posti mentre il Centro di accoglienza in costruzione a Rosarno su un terreno confiscato alla ‘ndrangheta è bloccato perché una delle imprese è stata raggiunta da un’interdittiva antimafia.

Nell’articolo a firma di Antonio Maria Mira, si evidenzia il ruolo importante svolto dalla Chiesa locale ma – afferma il Vescovo Milto – “non possiamo sostituirci sempre alle istituzioni e nonostante tutto la Chiesa continua ad assistere questi fratelli. Altri che dovevano intervenire, invece, non lo hanno fatto. E così ogni anno si arriva a questa situazione drammatica”
Il quotidiano dei vescovi ha intervistato anche il Sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi che dichiara di “aver scritto al presidente della Repubblica, al ministro dell’Interno, al presidente della Regione. Nessuna risposta. Solo la Regione mi ha detto che non intende spendere neanche un euro. Grazie all’impegno del prefetto di Reggio Calabria, arriveranno 40mila euro per l’elettricità. Useremo un gruppo elettrogeno perché rifare il contratto con l’Enel ci costerebbe da solo 12mila euro. Nessuno sconto”. E aggiunge: “Ho proposto di usare i capannoni abbandonati nell’area industriale, sono pronto a requisirli. Ma non mi rispondono. Ancora una volta noi sindaci siamo lasciati soli. Mi dicano quello che devo fare. Ma nessuno ci sostiene, tutti se ne fregano, perché gli immigrati non votano. Dovrei smantellare le baracche ma non lo faccio perché provocherebbe un’altra rivolta. Mi chiamino pure “il sindaco della tendopoli”, è un onore. Ma ci aiutino, qui è di nuovo emergenza”.

Salvatore d’Elia

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