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In Calabria il Tribunale ecclesiastico ha annullato 139 matrimoni: mancanza di “capacità di giudizio” e “esclusione della prole” i principali capi di nullità

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matrimonioREGGIO CALABRIA- Si è tenuta ieri lunedì 19 gennaio, nel Seminario arcivescovile “Pio XI” di Reggio Calabria l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015 del Tribunale Ecclesiastico regionale Calabro. L’apertura è spettata al presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Mons. Salvatore Nunnari, sono seguiti gli interventi dell’arcivescovo della Diocesi di Reggio-Bova nonchè Moderatore del Ter Calabro, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, e la relazione del vicario giudiziale del Ter Calabro, Mons. Vincenzo Varone, sull’attività giudiziaria svolta dal Tribunale nel corso dell’anno 2014. La lectio magistralis sul tema “Riflessioni sul Sinodo per la Famiglia” è stata tenuta dal Presidente del Pontificio Consiglio per i testi Legislativi, il cardinale Francesco Coccopalmerio. Alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo anno giudiziario del Ter Calabro hanno partecipato tutti i vescovi della Calabria.

Dalla relazione tenuta da Monsignor Varone sono emersi diversi dati interessanti. Innanzitutto le richieste di annullamento del matrimonio che sono state 150, leggermente in calo rispetto al 2013 con 16 cause in meno. Sono state esaminate 392 cause con 151 decise, 23 in più rispetto all’anno precedente. La durata media per giungere alla conclusione del processo è risultata essere di due anni, mentre 7 sono state le cause archiviate o dichiarate perenti e 234 quelle pendenti. Delle 151 cause decise nel corso del 2014, 139 hanno avuto esito “Affirmative” cioè che si sono concluse con dichiarazione di nullità del matrimonio e 12 “Negative”. In percentuale abbiamo matrimoni nulli per il 92%, e per l’8% invece dichiarati validi.

Il Vicario giudiziale del Ter calabro ha inoltre messo in evidenza che sono stati in tanti coloro che hanno fatto richiesta “per avere assegnato gratuitamente un patrono stabile, 105 persone, per difficoltà economiche, e a loro viene concessa l’assistenza legale seguendo la cronologia di arrivo della domanda”. La durata delle cause è andata da un minimo di quattro mesi ad un massimo di una causa per la cui durata ci sono voluti ben 22 anni e 4 mesi.

In genere bisogna tenere conto che si tratta di casi eccezionali, che richiedono la verifica delle capacità psichiche attraverso una o più perizie psichiatriche o psicologiche. Talvolta l’eccessiva durata è dovuta anche alla forte litigiosità e conflittualità che permane tra le parti e le cause di nullità possono diventare teatro di battaglia fra i coniugi, a scapito della verità. Non si deve comunque pensare ad una prassi di facili dichiarazioni di nullità del TER. Il fatto che spesso le sentenze affermative siano più numerose di quelle negative non deve sorprendere se si tiene presente che coloro che chiedono la nullità sono coniugi che hanno da tempo sperimentato il fallimento del proprio matrimonio, la maggior parte ormai separati o divorziati, tantissimi risposati con prole. Sono quindi situazioni matrimoniali compromesse da tempo.

I capi di nullità per i quali in Calabria si ottiene lo scioglimento del matrimonio canonico sono innanzitutto il grave difetto di discrezione di giudizio ( con 103 cause); l’ esclusione della prole ( con 46) cioè l’esclusione della possibilità di avere figli da parte dei coniugi; poi l’esclusione della indissolubilità( con 28); errore su qualità della persona ( con 16); l’ incapacità ad assumere gli oneri coniugali per causa di natura psichica ( con 15); la condizione “de futuro” (manca del tutto la volontà matrimoniale dal momento che l’efficacia del matrimonio viene subordinata al verificarsi o meno di un evento futuro ed incerto); fanalino di coda il dolo ( con 7 cause).

Da questi dati che vi riportiamo secondo Mons. Varone emerge “la forte tendenza ad escludere la procreazione che è certamente un segno dei tempi ma è pure una logica conseguenza non solo della incapacità relazionale tra coniugi, ma anche della non capacità di assumersi la responsabilità genitoriale. A ciò si aggiungono anche varie situazioni oggettive di precarietà economica che rendono molte coppie insicure del loro futuro. Sulla durata delle convivenze abbiamo esaminato casi che vanno da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 13 anni di vita coniugale.” Monsignor Varone ha messo in evidenza la responsabilità a cui sono chiamati i sacerdoti :“Anche questo dato è significativo per capire che siamo chiamati con forza sempre maggiore alla responsabilità della formazione delle coppie che chiedono il matrimonio-sacramento e ad un impegno efficace nel mettere in atto una pastorale della famiglia che renda i coniugi soggetti consapevoli e protagonisti della loro missione di sposi”

Ma perché la decisione di iniziare una causa di nullità? La risposta è una risposta legata alla fede di chi desidera per esempio “essere in pace con Dio”, poter ricevere la Comunione; vivere la nuova unione in pace con la Chiesa. Questo si avverte soprattutto quando si è costituito un nuovo nucleo familiare, con assunzione di un vincolo civile, spesso suggellato dalla presenza di figli, verso i quali si sente la responsabilità educativa. Ciò che spinge i fedeli ad una causa di nullità è un bisogno di speranza, il desiderio di rialzarsi e di riprendere il cammino di fede, di ridare senso al proprio vivere. A questa attesa i giudici vorrebbero poter rispondere affermativamente  ma non sempre è possibile. Il giudice è chiamato a dover dare una risposta “tuta conscientia”, “coram Deo”, avendo lo sguardo fisso alla sacralità di un’unione, che, se è sorta con tutti i requisiti di validità, nessuna potestà umana può sciogliere. E la risposta in questo caso non può che essere negativa.

“Il nostro è un lavoro discreto, ha detto mons. Varone, custode dei segreti dell’anima e non evidente agli occhi di chi cerca solo “gli scoop” dei casi eclatanti, che come, ha affermato Papa Francesco ci permette di praticare una giustizia non legalista e astratta ma adatta alle esigenze della realtà concreta. Con il nostro silenzioso e faticoso lavoro “serviamo” il popolo di Dio che ha sete di verità e di bene per la propria vita, per la propria famiglia e per la propria comunità ecclesiale e sociale. I dati statistici non sono semplici riporti essi ci aiutano a leggere in trasparenza l’attività giudiziaria svolta nel corso dell’anno 2014: ogni cifra numerica è “volti e cuori” di persone che, attraverso gli atti processuali, hanno messo in gioco se stessi per la ricerca comune della verità sulla loro condizione”.

Dietro i numeri quindi ci sono volti, sofferenze, vissuti familiari, drammi, così come ha ricordato Papa Francesco qualche tempo fa: “Dietro ogni pratica, ogni posizione, ogni causa, ci sono persone che attendono giustizia”.

La realtà socio-culturale, della Calabria vede come filo conduttore comune, nelle richieste di nullità, quello delle violenze morali, esercitate specialmente sulla donna, dalla famiglia. Si registrano nel tempo, presso il  tribunale regionale, coercizioni attuate con violenza morale e percosse da parte di genitori che spesso non hanno altro obiettivo se non quello di far sposare le proprie figlie al più presto; matrimoni celebrati per evitare il disonore della rottura di un fidanzamento con pressioni da parte delle famiglie oppure come negli anni passati, casi, come quello di una ventenne, rimasta incinta, alla quale i genitori avevano minacciato di farle interrompere la gravidanza, se non avesse acconsentito alle nozze.

Dunque non solo inaugurazione di un anno giudiziario ma un momento di incontro, di riflessione di fronte alle problematiche matrimoniali. Anche un lasciarsi interrogare su un valore alto, prezioso, un vero “bene pubblico”, qual è il matrimonio e la famiglia. Valori da cui non si può prescindere. Un riconoscere come scriveva Bonhoeffer “che ogni matrimonio è una grossa scommessa”. Una “grossa scommessa”, da cogliere in una prospettiva di fede.

Luisa Loredana Vercillo

 

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