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A Paola il 9 marzo la “Marcia della Penitenza”

marcia_penitenza14PAOLA (CS) – Domenica 09 Marzo 2014 si svolge l’annuale Marcia della Penitenza da Paola Città a Paola Santuario, giunta ormai alla XII Edizione, promossa dalla Consulta Generale di Pastorale Giovanile dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. La Marcia della Penitenza, al suo nascere, ha avuto un bellissimo messaggio da parte del Beato Giovanni Paolo II, e che nel 2007, in occasione del V centenario del beato transito nel paradiso di San Francesco di Paola, ha visto a Paola, oltre alla presenza di tutto l’Episcopato Calabro che ha creato grande entusiasmo nei giovani, la presenza di oltre cinquemila giovani ed anche un bellissimo messaggio di ringraziamento da parte dell’Arcivescovo-Metropolita di Cosenza- Bisignano mons. Salvatore Nunnari.L’iniziativa ha assunto carattere nazionale, specie grazie al messaggio rivolto da Giovanni Paolo II in occasione della prima edizione, nel quale ha messo in evidenza “la dolce pedagogia della penitenza evangelica” in vista del conseguimento del prezioso dono della pace e dell’amore al Bene Comune.

La realizzazione della Marcia è frutto del volontariato giovanile Minimo per rendere soprattutto i giovani calabresi protagonisti della loro vita: la Marcia è fatta con loro e per loro.

Infatti, è a loro che si vuole volgere lo sguardo affinché in famiglia, a scuola, nello sport come nella ricerca di un lavoro ed in ogni occasione della vita, non perdano l’entusiasmo e neppure il generoso altruismo.

Con questa iniziativa, si intende suscitare una stagione nuova per i giovani calabresi, in vista del superamento dei mali atavici della nostra terra: rassegnazione, mancanza di protagonismo, illegalità, mafia.

Con l’impegno a tenere alta la tensione educativa e l’ascolto delle loro esigenze, i giovani sono invitati a lasciarsi contagiare dalla freschezza del Vangelo e a divenire protagonisti della carità e della promozione umana, coltivando i valori dell’onestà, giustizia e legalità, per costruire assieme quel futuro che appartiene a tutti, ma specialmente a loro.

La Marcia, organizzata dall’Ordine dei Minimi e con l’avallo della CEC dal 2007, è per vivere la “dolce pedagogia della penitenza evangelica” (Beato Giovanni Paolo II ai partecipanti della I Marcia), e per questo viene inviato, almeno due mesi prima, un sussidio formativo per prepararsi alla suddetta Marcia e, poi, a Paola viene consegnato ad ogni giovani un mandato per vivere la Quaresima giorno per giorno, alla scuola di San Francesco di Paola, il Santo della Vita quaresimale.

Il tema di questa XII Marcia è “Ogni uomo sia accolto con cuore gioioso e volto sereno” (Dalla Regola di San Francesco di Paola): con ciò si vuole sensibilizzare tutti a creare una cultura di vera accoglienza di ogni uomo come proprio fratello ed anche sollecitare le Istituzioni affinchè diano speranze concrete ai giovani per rimanere nel proprio ambiente, pensando a dare loro un lavoro e che per vivere una vita bella, buona e giusta è questione di cultura e di una nuova mentalità e che non bisogna andare a cercare lontano un pezzo di terra pulita su cui mettere i piedi, ma bisogna produrla dove ci troviamo!

Le speranze della Marcia delle Penitenza 2014
Noi giovani della Consulta Generale della Pastorale Giovanile dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, con la presente edizione della Marcia della Penitenza, intendiamo ricordare che «Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali nella dignità e nei diritti; essi sono dotati di ragione e di coscienza, e devono comportarsi gli uni verso gli altri come fratelli» (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), dare e ricevere speranza per il vivere il tempo presente perché accogliendoci tutti come fratelli ci arricchiamo vicendevolmente e costruiamo una società migliore vivendo nella fratellanza universale e riconoscendoci tutti figli di un Padre, che è Amore infinito per tutti.

1)Accogliere ogni uomo come proprio fratello è un atto di libertà

Accogliere ogni uomo come proprio fratello è un atto di libertà che fa sentire pienamente vivi, perché solo se ci si apre agli altri, avendo il coraggio di vivere l’accoglienza in senso vero e autentico, si è veramente liberi. Tutti gli uomini sono le mani di Dio, che ricostruisce la fraternità universale, ogni volta che si accoglie ogni uomo come proprio fratello “con cuore gioioso e volto sereno” (San Francesco di Paola). L’accoglienza è come un filo d’oro che salda i cocci di un vaso rotto e lo rende straordinariamente più bello e fa diventare vivi soltanto se osiamo rischiare, amare e protenderci verso gli altri.

2) Accogliere ogni uomo come proprio fratello è un atto creativo

Accogliere ogni uomo come proprio fratello è un atto creativo, per cui se si accoglie ogni uomo “con il cuore gioioso e volto sereno,” si sta creando un mondo nuovo dentro di sé e fuori di sé e si è ricchi d’amore. Chi non riesce ad accogliere l’altro è come un uomo vecchio che vive senza attendersi nessuna novità, che ha occhi vecchi e tristi e la sua vita è ripetitiva, perché il disamore fa sempre rimanere l’uomo chiuso in se stesso e povero della ricchezza dell’altro.

3) Accogliere ogni uomo come proprio fratello produce l’insolito

Per accogliere ogni uomo come proprio fratello bisogna avere il coraggio di spezzare il cerchio normale del vivere umano, perché spesso si vive nella realtà amorfa, senza novità e senza attendersi nessun cambiamento che lasci intravedere una vita e un mondo migliore. Chi “accoglie ogni uomo con cuore gioioso e volto sereno” lancia una pietra nuova e sconvolgente nello stagno mediocre del vivere umano e sociale e contribuisce a creare fiumi di vita nuova., dilatando gli spazi, producendo l’insolito, realizzando qualcosa di insolito e inaugurando un nuovo modo di vivere per una società migliore.

4) Accogliere ogni uomo come proprio fratello porta scompiglio nella propria vita.

Oggi c’è bisogno di vivere e di dare una vera ed autentica testimonianza di accoglienza nel riconoscere ogni uomo come proprio fratello, soprattutto perché si insegna un nuovo modo di guardare l’altro e si offre una possibilità nuova, sorprendente e imprevedibile nel costruire una fratellanza universale e si scrive una storia dallo sbocco imprevedibile e portando scompiglio nella propria vita e in quella degli altri.

5) Accogliere ogni uomo come proprio fratello fa bene a chi lo pratica.

L’accoglienza fa bene a chi la pratica, perché lo libera da tante dinamiche umane e sociali che turbano la propria anima e non fanno vivere nella serenità, gli permette di uscire da una vita vissuta nella mediocrità e nel disamore e si diventa puliti per acquisire la vera pace interiore, che poi traspare dal proprio “volto sereno” e dal proprio “cuore gioioso”, testimoni di un nuovo modo di vivere fondato sulla fratellanza e sull’amore, così come ha insegnato il Signore Gesù.

6) L’accoglienza di ogni uomo come proprio fratello è riconoscersi tutti figli di uno stesso Padre

Non dimentichiamo che il motivo fondamentale per cui siamo chiamati a vivere sempre l’accoglienza verso “ogni uomo con cuore gioioso e volto sereno”, è quello di comprendere che siamo tutti figli di uno stesso Padre e, per questo, anche tutti fratelli.

 

La Veglia è presieduta da Mons. Francesco Milito, vescovo di Oppido – Palmi e segretario CEC;

Sul sito www.giovaniminimi.it vi è tutto il materiale formativo, poster, preghiere e notizie sulla Marcia!

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