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Locri, l’appello di don Antonio a Mattarella «Qui siamo in stato di abbandono, tutto è rimasto fermo a trent’anni fa»

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LOCRI (Reggio Calabria) – E’ un grido di disperazione la lettera che don Antonio Magnoli, prorettore del Santuario di Polsi, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della sua visita nella Locride, domenica 19 marzo, per incontrare i familiari delle vittime innocenti delle mafie.

Il parroco si rivolge al Capo dello Stato per informarlo delle condizioni in cui si vive nella Locride. «Una terra dove i servizi e le strutture sono fatiscenti, a cominciare dalle strade e dall’unico ospedale rimasto e che ogni mese si ritrova a chiudere un reparto» scrive don Antonio, rivolgendosi al Capo dello Stato. «Un ospedale dove ci si trova ad essere talvolta impediti a raggiungerlo a causa delle cattive condizioni in cui si trovavo le strade (in pieno centro è facile incontrare buche grandi come voragini). Se questa è vita…».

Problemi atavici di un territorio che appare sempre più isolato e fuori da ogni logica d’investimento. Tutto è rimasto fermo a trent’anni fa in questo lembo di Calabria, un tempo reso famoso dall’Anonima sequestri che nascondeva sui crinali aspromontani le sue vittime. Allora come oggi, uomini delle istituzioni si sono succeduti con promesse di ogni tipo per favorire lo sviluppo della Locride. Senza alcun risultato. Ed oggi la visita di Mattarella è l’occasione per ribadire la necessità di soddisfare esigenze di vita di questa comunità. Don Antonio Magnoli si dice «disposto a fare da guida al Presidente Mattarella, attraverso i paese della Locride, per farle vedere lo stato di abbandono». «Capisco che la sua venuta a Locri ha una motivazione precisa e nobile che è quella di incontrare i familiari delle vittime di mafia, ma non so quando capiterà un’altra occasione». (Corriere)

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