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E’ partita la stagione venatoria in Calabria: gravi rischi per tortora selvatica ed allodola

cacciaRENDE (COSENZA) – Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato stampa giuntoci dal Coordinatore regionale LIPU Calabria, Sezione di Rende (CS), Roberto Santopaolo:

“Anche la Calabria rientra tra le 16 regioni italiane che hanno anticipano la stagione venatoria e  il  4 settembre in pre-apertura si è dato ufficialmente il via alla mattanza in Calabria. Dal 18 settembre l’attività venatoria in Calabria entrerà in pieno regime e in cinque giorni su sette, ad esclusione del martedì e venerdì, i fucili dei cacciatori calabresi si incroceranno sul territorio regionale alla spasmodica ricerca di tortore, allodole, merli e colombacci. Il silenzio e la tranquillità di molti luoghi sarà dunque violato, sino al 30 gennaio, dagli spari dei fucili udibili anche a distanza di chilometri.

L’allarme è lanciato dal coordinamento della Lipu Calabria, sezione di Rende, che tra le specie più a rischio in regione segnala la tortora selvatica, in netto declino, oggi considerata Vulnerabile dalla Lista rossa europea, che andrebbe pertanto esclusa dalle specie cacciabili.

Così come per l’allodola, una specie in diminuzione a livello europeo di quasi il 50% e cacciabile in Calabria dal 1 ottobre.

Il calendario venatorio, continua ancora la nota della Lipu calabrese, prevede la chiusura oltre il periodo che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) considera compatibile per diverse specie. Ad esempio la chiusura di caccia al tordo bottaccio e sassello è prevista al 30 gennaio, mentre l’Ispra considera compatibile la caccia a queste specie non oltre il 10 gennaio.

E così anche per la cesena e per tutte le specie di anatidi considerati (germano reale, codone, alzavola, mestolone, canapiglia, fischione, marzaiola). Anche una sola settimana di caccia in più può significare migliaia di uccelli abbattuti.

Da segnalare anche la sproporzione tra il prelievo teorico consentito e la consistenza faunistica. La tortora ad esempio ha un limite di carniere di “soli” 20 capi l’anno ma è molto probabile che tale numero verrà sicuramente superato soprattutto nelle due giornate di preapertura.

Le stagioni venatorie in Calabria, come nel resto dell’Italia, si susseguono dunque senza alcun serio controllo dei dati scientifici su cui basare la programmazione della caccia.

E situazioni critiche come quella calabrese sono diffusamente presenti anche in altre regioni italiane, ecco perché la Lipu Birdlife denuncia la mancanza, o le gravi carenze, dei piani faunistici venatori delle Regioni italiane: vecchi, prorogati o addirittura inesistenti, tale da far concludere che la caccia italiana è nel suo complesso totalmente illegittima, ovvero priva delle condizioni di base per la sua sostenibilità.

E’ l’articolo 18 della legge 157/92 che stabilisce che i termini di apertura della stagione venatoria, che  possono essere modificati a fronte di una preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico – venatori. È fin troppo evidente invece che ci si trova in una situazione di carenza gestionale generalizzata e che in nessuna regione italiana dovrebbero essere concesse le pre-aperture.

Tutto ciò viene ulteriormente aggravato dalla soppressione del Corpo Forestale dello Stato e delle provincie. Gli unici controlli sul territorio vengono eseguiti dalle guardie volontarie Lipu, Wwf e poche altre associazioni ambientaliste, largamente insufficienti a coprire un territorio così vasto come la Calabria.

“C’è una situazione di illegalità generale, di caos gestionale e gravi ritardi – afferma FulvioMamone Capria, presidente Lipu – che provoca danni al patrimonio faunistico e ambientale italiano ancora non del tutto calcolabili. Una situazione non più tollerabile, sulla quale potrebbero esserci conseguenze per il nostro Paese, sottoposto a indagine da parte della Commissione europea”.

“Temiamo vere e proprie stragi di tortora selvatica, specialmente in Calabria,Toscana, Lazio, Basilicata, e Campania – prosegue il presidente Lipu – Una situazione aggravata, in tutta Italia, dalla mancanza di controlli sui carnieri che porterà all’uccisione di un numero di capi ben superiore ai limiti stabiliti dai calendari venatori, di per sé eccessivi nei confronti di una specie in declino. E poi c’è il problema dell’allodola, specie che andrebbe immediatamente esclusa dalla lista delle cacciabili e per la quale la Lipu ha lanciato una specifica campagna”.

 

 

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