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Protocollo d’intesa tra il comune di Rende e l’associazione Aniti-Impresa Sociale per rafforzare le politiche di inclusione sociale e partecipazione civica

comune rendeRENDE (COSENZA) – Dando seguito alla sottoscrizione avvenuta lo scorso dicembre del protocollo d’intesa tra il comune di Rende e l’associazione Aniti-Impresa Sociale, si rafforza il progetto di partecipazione civica voluto dall’amministrazione Manna.

Attraverso l’utilizzo della piattaforma Risorgimenti Lab, cofinanziata dal Miur nell’ambito delle misure a sostegno dei progetti nelle regioni convergenza attraverso il bando Smart Cities and Communities and Social Innovation, sarà infatti possibile attivare sul territorio processi di sharing economy e d’innovazione sociale.

“Risorgimenti Lab -ha detto Simona Sità tra i fondatori di Aniti- è un ambiente di collaborazione che supporta la creazione di forme di aiuto reciproco, lo scambio di conoscenza, la trasferibilità delle buone pratiche e la realizzazione di progetti comuni. Le risposte ai bisogni sociali, infatti, sono più efficaci e durature se tenute insieme dalla forza delle relazioni sociali e dal cambiamento complessivo dei valori: maggiore solidarietà, più condivisione di responsabilità e sviluppo della capacità delle comunità locali di incidere sui propri contesti.”.

Soddisfatta l’assessora Marina Pasqua che ha affermato: “Riteniamo che la collaborazione con Aniti, nata con i workshop di Fare Rende, sarà utile nel realizzare gli obiettivi di crescita collettiva che ci siamo posti. Partiremo dal centro storico proponendo un modello di sviluppo locale che non può prescindere dalla partecipazione civica per discutere idee e proposte progettuali all’interno della nostra comunità che potrebbe così fruire di nuovi servizi collettivi ed insieme creare, nuove opportunità lavorative andando ad incrementare la crescita economica di Rende.
Con l’utilizzo della piattaforma RisorgiMenti.Lab, attraverso le funzionalità di gestione partecipata dei beni pubblici e privati inutilizzati, si potrà non solo individuare, ma anche scegliere quali percorsi di riutilizzazione promuovere ed attuare.”.

“Rendere protagonisti i cittadini di questi processi -ha concluso l’avvocata- significa implementare il dialogo tra istituzioni e comunità per un arricchimento reciproco di visioni e competenze altre attraverso una visione più ampia dei bisogni e delle esigenze del territorio. La progettazione partecipata, avendo carattere di tipo orientativo, interattivo e riflessivo, si può vedere come processo dove si promuove il confronto, il consenso, ma anche il dissenso tra i soggetti che partecipano alla formazione di decisioni in vista di un obiettivo comune quale il miglioramento del benessere sociale e culturale dei soggetti coinvolti con la creazione di un progetto di qualità. È questa per noi ciò che si definisce democrazia inclusiva.”.

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