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Mattarella in Calabria, la Uil scrive lettera aperta al Presidente

giuramento_mattarella2Egregio Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
l’attesa per il suo arrivo in Calabria agita in noi sentimenti multiformi. Siamo onorati di poterla ospitare, per la prima volta, in questa terra dalle mille contraddizioni, ma popolata di uomini e donne dal grande cuore. Cittadini del Sud come Lei, caro Presidente Mattarella. Famiglie che provano a vivere stretti dentro le difficoltà di un pezzo di Mezzogiorno troppo spesso dimenticato e maltrattato da una classe politica incapace di raccogliere il grido disperato che si leva da queste terre. Gente perbene che viene offesa, quotidianamente, dal malaffare e da una criminalità organizzata senza scrupoli.
Lei, che ha vissuto sulla sua pelle il dolore lasciato dal cancro mafioso, sa che la battaglia contro la ‘ndrangheta è la priorità per ridare una speranza a questa terra e una prospettiva alle sue giovani generazioni. E’ una battaglia di legalità, nella quale ci troverà pronti a fare la nostra parte, che si deve combattere con le armi della giustizia ma anche con quelle della cultura e, soprattutto, con il lavoro.
Sono troppi gli uomini e le donne calabresi che, ancora oggi, non hanno un’occupazione. La loro libertà e dignità è ristretta, impedita dalla mancanza di una prospettiva. Senza un lavoro è sempre più difficile rendersi liberi dai condizionamenti della criminalità organizzata e dalle pratiche di illegalità in senso generale. La Calabria ha fame di lavoro legale, che può essere generato solo attraverso investimenti pubblici che siano da traino ad investimenti privati, ormai assenti da anni in regione. Come da Lei sottolineato nel discorso di fine anno: “Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l’intero Paese resterà indietro”.
Le statistiche, con i loro freddi numeri, ci dicono che la forbice fra il Nord ed il Sud del Paese si sta divaricando sempre di più. A un Nord ricco, si contrappone un altro pezzo della penisola che non riesce a venire fuori dalle secche di una crisi economica senza precedenti. Trasporti, infrastrutture, servizi, sanità, istruzione. Non c’è un settore che sia all’avanguardia o, quanto meno, portatore di quegli standard propri di un Paese civile. Questa terra, la nostra terra, non riesce più a far crescere quegli anticorpi utili a fermare l’emorragia dei giovani cervelli, non riesce a trattenere le speranze di un futuro diverso e migliore. Questa regione è stata tradita dal suo ceto politico e dirigente che, negli anni, è parso più attento alla propria rendita di posizione piuttosto che alle istanze del suo territorio.
Dalla Calabria si scappa, i suoi ritardi spaventano. In questa regione è a rischio la normale convivenza. Davanti a questo stato di fatto, troppo spesso, ci sentiamo disarmati. Siamo, purtroppo, sempre più convinti di essere seduti su di una bomba sociale pronta ad esplodere da un momento all’altro con una potenza devastante sulla tenuta economica e democratica di questo splendido pezzo della penisola. La totale assenza di lavoro e di un suo regolare mercato, in questi anni, ha penalizzato e, continua a penalizzare ancora oggi, i tanti giovani e disoccupati calabresi. Tutto ciò a vantaggio di un certo modo di fare politica che ha trovato nelle forme del precariato lavorativo un serbatoio di voti.
Non esistono ricette miracolose per fa ripartire la Calabria e il Mezzogiorno. È possibile però evitare di ripetere gli errori commessi in passato. Sul piano nazionale con il “Masterplan” per il Sud si rischia la stessa frammentazione di progetti già vista negli ultimi vent’anni di regionalismo meridionale, se il Sud rappresenta, veramente una risorsa cruciale per il Paese, la risposta ai ritardi del mezzogiorno non può che essere di valenza nazionale con un intervento governativo complessivo e di sistema. In Calabria,purtroppo, si prolunga l’attesa di quella discontinuità rispetto alle logiche del passato, che era stata promessa e fino ad oggi non ancora applicata nell’azione del governo regionale. Davanti agli enormi problemi di questa regione, si continua a dare sempre più risposte alle logiche della politica e, sempre meno, alle necessità dei calabresi e tra questi, di coloro che vivono in condizioni di estrema povertà.
Per questo abbiamo deciso di consegnare nelle sue mani le nostre preoccupazioni. Per questo abbiamo scelto di affidare alla sua attenzione quella che può essere ormai definita la “vertenza Calabria”. Il lavoro prima di tutto. Solo una occupazione stabile, regolare e dignitosa può rendere liberi i calabresi da ogni sorta di condizionamento e chiudere la porta alle scorciatoie della criminalità, del malaffare e della corruzione.
Confidiamo nella sua sensibilità personale, nella sua lungimiranza politica, nelle sue capacità di mediazione, nel suo alto senso delle istituzioni e, con convinzione, le affidiamo il futuro della Calabria, di questo pezzo di Sud che, come scriveva Corrado Alvaro, “occorre essere iniziati per capirla, essere nati per amarla, tanto è piena di pietre e di spine”.

​​​​​​​​​Il Segretario Generale Uil Calabria
​​​​​​​​​​Santo Biondo

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