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Vatileaks, Francesca Chaouqui: la mia verità

imageNon appena nominata è entrata nel occhio del ciclone mediatico di mezzo mondo. Unica donna fra gli otto membri della Commissione referente sui dicasteri economici della Santa Sede, istituita da papa Francesco per riordinare gli uffici economici e amministrativi del Vaticano con facoltà di accesso alle carte più riservate, Francesca Immacolata Chaouqui, 31 anni, sconosciuta ai più, è diventata anche la protagonista di un giallo vaticano a cavallo tra corvi e hacker senza volto.

Tra tweet a dir poco imprudenti ma da lei ricusati come non suoi, foto allusive anche se coniugali sottratte illegalmente, secondo lei, dalla sua pagina Facebook, la sua nomina ha accesso le congetture più ardite sulla sua nomina e sulla sua persona.

Come ha fatto una ragazza poco più che trentenne a assurgere a una poltrona così delicata e così ambita, è stata la domanda che si è posta la stampa italiana e straniera e la comunità finanziaria? Finora Chaouqui non ha mai parlato. Qui di seguito ecco gli appunti di una lunga conversazione con lei.

Dossieraggi
Nei miei confronti è partita l’ennesima operazione di sciacallaggio. Si racconta da anni in Vaticano che quando si individuava qualcuno da colpire o da eliminare spuntavano personaggi pronti al dossieraggio. Sotto l’intestazione ‘A chi ne deve avere conoscenza’ appariva un collage di informazioni e notizie costruito ad arte, alcune erano vere, altre false. Il dossier veniva poi presentato a persone dell’entourage della segreteria di Stato che ne valutava l’importanza e l’indice di credibilità. Avuto il beneplacito, il dossier intraprendeva il suo viaggio, mai consegnato subito ai destinatari finali ma prima agli amici degli amici – magari qualcuno che veniva a fare benzina in Vaticano – perché fossero loro a portare a termine la consegna. Così veniva creato il caso. C’è stato un momento, si dice, in cui dal Vaticano usciva qualunque notizia. San Pietro era diventato una groviera.

La mia storia: l’inizio
Nasco da un padre egiziano poi emigrato in Francia, che approda a San Sosti, paesino in provincia di Cosenza. Lì conosce mia madre, più grande di lui di 12 anni, che rimane incinta. Lui aspetta la mia nascita e se va. Io vengo cresciuta dalla mamma, da nonna Maria e da una zia segnata dalla poliomelite che vede in me la riscossa della sua vita. Mi diceva: ‘Sogna l’impossibile e vivilo’. Non l’ ho mai dimenticato. E’ don Carmelo Terranova, il prete del paese, a farmi da padre e a riuscire a spiegarmi cos’è la vita.

Arrivo a Roma per iscrivermi all’università. A medicina non supero il test, allora passo a Giurisprudenza. Amo molto scrivere, sono brava e piano piano riesco a mantenermi benino agli studi facendo la ghost writer delle tesi e organizzando una specie di mini Cepu clandestino. Conosco gli assistenti dell’avvocato Carlo Taormina, studio e mi appassiono al delitto di Cogne, tanto che la mia tesi sarà sulla spettacolarizzazione dei processi e sul libero convincimento dei giudici.

L’incontro con Andreotti
Nei miei giri romani, mi imbatto in Sabino Ricci, ora scomparso: si occupava di un giornale, “Roma in”. Ricci accetta di farmi collaborare, e io gli chiedo di affidarmi delle interviste al Senato. Succede che una volta, nella sala lettura, mi imbatta in Giulio Andreotti. E’ solo. E così provo a parlargli. Lui mi ascolta incredibilmente. Lo incontro altre volte e lui si diverte ad ascoltare le storie del mio paese, il sindaco Dc, il prete, il farmacista, la mia infanzia. Alla fine gli chiedo un consiglio: voglio entrare in uno studio legale, ma non conosco nessuno. Il senatore mi suggerisce di provare con il famosissimo Pavia e Ansaldo. A proposito di Andreotti, ci tengo a dire che non ho mai conosciuto Luigi Bisignani.

Così mi presento da Pavia e Ansaldo. Mi fanno un colloquio, comincio a frequentare gli uffici, conosco il grande capo l’avvocato Ernesto Irace, e alla fine mi prendono come giovane di studio: avevo solo 22 anni. In un certo senso, vengo anche un po’ adottata. Tanto che un giorno per caso, il marchese Guerrieri Gonzaga, amico di Irace, mi presenta Marisa Pinto Olori del Poggio. La contessa Pinto è donna di grande intelligenza, sapienza e anche grande potere. E’ moglie di un importante stampatore, unica italiana ad aver ricevuto l’onorificenza russa di Caterina la Grande, è una delle prime a mettere piede in Corea e il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon è suo buon amico. E’ anche ambasciatrice a disposizione di San Marino.

La contessa che ha immense capacità di relazioni, mi indica, in un certo senso, un metodo: se vuoi mettere in contatto la persona A e con la persona B devi trovare un interesse comune e su questo lavorare. Lei mi insegna tutto: come si apparecchia la tavola, come si riceve, come riuscire a tenersi un marito.

Io reagisco bene a queste nuove e stimolanti sollecitazioni. Sono ambiziosa e religiosa. Il training attecchisce, imparo velocemente la capacità di gestire le relazioni e governarle. Spesso la contessa mi porta con sé ai ricevimenti delle ambasciate, in ambienti vicini al Vaticano dove è molto conosciuta e apprezzata. Anch’io comincio a crearmi una prima piccola rete di conoscenze. Infatti, piano piano, mi ritaglio uno spazio nel campo delle relazioni esterne dello studio che erano praticamente inesistenti.

Da Cernobbio a VeDrò
Dopo tre-quattro anni, lascio Pavia Ansaldo e passo al prestigioso studio internazionale Orrick, sede romana, dove lavoro con il partner Patrizio Messina. Il mio compito è contribuire a dare più visibilità al marchio. Ho un ruolo e lo gestisco. Mi iscrivo alla Ferpi, la federazione dei professionisti delle relazioni pubbliche. Entro in contatto con tutti i megacapi delle relazioni esterne delle mega aziende: professionisti come Gianluca Comin dell’Enel, Stefano Lucchini dell’Eni, una gran persona che mi ha dato ottimi consigli. A 27 anni sono quasi l’unica donna a essere presente a Cernobbio, al forum dello Studio Ambrosetti. La spettacolare terrazza dello studio Orrick in piazza della Croce rossa a Roma diventa sede di dibattiti, eventi, presentazioni di libri, uno lo ha moderato Gianluigi Nuzzi, di cui sono amica, l’autore di “Vaticano spa” e “Sua santità”. Lo studio ha contatti anche con Vedrò, l’associazione di Enrico Letta, dove mi iscrivo. Anche lui partecipa a un incontro. Da noi passa il meglio del potere, Fabrizio Saccomanni, Vittorio Grilli, Giampiero Massolo, Franco Bassanini, il gotha del giornalismo italiano e straniero, tutti i grandi boss delle relazioni esterne.

Nel marzo del 2013 lascio Orrick. Mi affido a Davide Cefis, gran cacciatore di teste: mi organizza vari incontri anche con Ernst &Young che con Donato Iacovone, ad per il Sud Europa, sta avendo un nuovo impulso. E’ con loro che firmo un contratto di consulenza per il team comunicazione.

L’ingresso in Vaticano
Un giorno arriva la telefonata di monsignor Lucio Vallejo Balda, segretario della Prefettura per gli Affari economici, spagnolo e Opus Dei. Lo conoscevo, è il miglior economo che la chiesa abbia mai avuto in tutto il mondo: « Potresti essere candidata al comitato referente sui dicasteri economici della Santa Sede. Mandami il tuo curriculum». Succede così. E vengo nominata. Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, apprende della commissione e dei suoi componenti solo all’ufficializzazione del chirografo, l’atto con cui papa Francesco ci nomina.

Vorrei chiarire che non sono sono numeraria ma spiritualmente molto vicina all’Opus Dei. Frequento la chiesa dell’Eur e l’università di Santa Croce. In Vaticano ho coltivato vari rapporti da molto tempo. Partecipando a incontri e conferenze al fianco della contessa Pinto mi è capitato di vedere il cardinale Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, uno dei magnifici otto che devono riformare la Curia. E anche il cardinale Farina, archivista emerito dell’archivio segreto, e il cardinale Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso e protodiacono del Collegio cardinalizio, uno dei più cari amici della contessa. Sì, l’Opus è potente oggi in Vaticano: sia l’argentino Carlos Maria Nannei della prelatura dell’opera e procuratore della Santa Sede sia il capo supremo Javier Echevarria sono molto amici del Santo Padre.

La verità sui tweet
Sono stata vittima di sciacallaggio. Degli sconosciuti sono entrati nel mio account Gmail e attraverso l’ingresso illecito di una società del Regno Unito che non ho mai usato come accesso, si sono appropriati di vari documenti.

Sono arrivati alla mail contenente l’atto della nomina vaticana e l’hanno mandata allo studio Orrick e a Ernst&Young.

E’ stato un incubo, io volevo reagire immediatamente ma dalle sacre stanze mi hanno fermato. Ho chiuso subito la mia pagina Facebook dalla quale sono state sottratte e poi diffuse foto affettuose in cui ero abbracciata a mio marito Corrado Lanino, conosciuto chattando a 17 anni, primo incontro io vestita da Unitalsi di ritorno da Lourdes, è consulente informatico, esperto in sicurezza che ora sta lavorando su questo alla Fondazione Santa Lucia di Roma.

Ho capito la trappola e riconosciuto il modo. Ho chiamato il cardinale Vallejo Balda: «Sono io la vittima».

Ammetto che il tweet sulla leucemia di papa Ratzinger è vero, nel senso che è mio, ho riportato quello che si diceva in Vaticano. Ma non ho mai scritto un tweet sulla corruzione del cardinale Bertone, ho solo linkato una notizia apparsa su Dagospia, sito dove lavora un mio caro amico. Né ho mai twittato qualcosa che riguardasse Tremonti e lo Ior. La tecnica usata è lo screen shot, fotografare con il photo shop e poi cambiare la notizia. Comunque ho dato mandato all’avvocato Giulia Bongiorno di difendermi.

Perché sono stata scelta io? Chi mi ha garantito? Non lo so, sarà un incrocio di persone, anche il frutto dei risultati del mio lavoro. Certo, molta gente non avrà digerito, cordate, nemici…

In Vaticano ci sono 270 tra enti, fondazioni, dicasteri economici: una struttura monstre che va cambiata e resa trasparente ed efficiente. Il mio compito è anche quello di trovare un modo per accreditare presso la business comunity che l’aria è cambiata, e che la potenza economica del Vaticano è costruttiva, positiva, limpida non occulta, misteriosa e incontrollabile. Stiamo già lavorando. Sì, come tutti gli altri membri della commissione ho accesso ai documenti più riservati….

L’Espresso

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