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Grazie Antonia! E la mamma del piccolo Cocò riabbraccia le sue bimbe

Questa mattina Antonia Iannicelli si è svegliata con accanto le sue bambine di 4 e 5 anni. Ci piace pensare che forse avranno dormito tutte insieme in un lettone della casa famiglia dove, da ieri pomeriggio la mamma del piccolo Nicola Campilongo, il bimbo ucciso e bruciato a Cassano allo Jonio insieme al nonno ed alla compagna di quest’ultimo, è agli arresti domiciliari. Il tribunale dei minori di Catanzaro ha dato il via libera per consentire alla donna di raggiungere le due figlie.

Antonia Iannicelli ha lasciato il carcere di Castrovillari, dove si trovava detenuta con il marito Nicola Campolongo. Già nei giorni scorsi i giudici avevano accolto l’istanza dei difensori per concedere la detenzione domiciliare. Subito dopo la morte del piccolo, che non aveva mai conosciuto il suo papà, i due giovani genitori avevano potuto riabbracciare le loro bambine accompagnate nel carcere di Castrovillari dalla zia Simona, a cui eccezionalmente è stato dato un permesso visto che è agli arresti domiciliari.

Anche il Papa all’Angelus di domenica scorsa aveva ricordato il loro fratellino: “Preghiamo con Cocò, che di sicuro ora è in cielo con Gesù per le persone che hanno fatto questo reato, perché si pentano e si convertano al Signore”.

Ieri pomeriggio, le due piccole hanno potuto riabbracciare la loro mamma e le hanno chiesto di non lasciarle mai più. Insieme alle bambine nella casa protetta si trova anche la famiglia della sorella di Antonia trasferita in luogo sicuro già la scorsa settimana. Al di là di ogni parola già detta sulla tragica vicenda, sulla “bestialità” dei carnefici di Nicola, sulle decisioni dei giudici e tutte le solite sterili inutili polemiche demagogiche bisognerebbe dare invece più risalto alla lettera scritta dal carcere dalla giovane donna letta da Mons. Nunzio Galantino durante la fiaccolata di venerdì scorso.
Scrive Antonia: “Il mio cuore di mamma mi suggerisce di conservare nel mio animo il dolore per aver perso un figlio, ma di aver guadagnato un angelo che sicuramente non vuole che noi sulla terra continuiamo a farci del male, perché lui, sempre sorridente come lo era tra noi, vorrebbe certamente che la sua non sia una morte inutile, ma che porti pace nel cuore di tutti. È strano che io possa dire questo, ma pensando al sogno del mio figlioletto che avrebbe tanto voluto una vita bella e sana, penso a tutti i bambini che sognano di vivere questa vita serenamente. Mi auguro che ciò che è successo adesso non succeda mai più: perché il dolore di una mamma a cui è stato portato via crudelmente un figlio, è qualcosa che ti strappa le viscere e che non auguro a nessuno. Non ci siano, perciò, più divisioni negli animi di noi grandi per non farle vivere ai nostri figli”.
Il dolore di una mamma che vede morire il proprio figlio è quanto di più innaturale possa esserci e per giunta questa madre scrive dal carcere luogo dimenticato e maledetto dove nella nostra miope visione delle cose dovrebbero finire tutti i cattivi magari “buttando le chiavi” perché noi (quelli che ci sentiamo buoni) finalmente possiamo vivere in pace. Ed invece non è così, nonostante lo scarso interesse istituzionale e sociale, il carcere può e deve essere luogo di “redenzione” e la lettera di Antonia ne è l’esempio: si apre uno spiraglio di luce in tutto questo tragico buio. L’appello che viene dal cuore straziato di una mamma ci interroga tutti e ci “scomoda” raggiungendoci nelle nostre case e nelle nostre coscienze. Le parole di Antonia sono decise e dovrebbero conficcarsi come un pugnale, nel cuore di ognuno di noi: “Nicola non vuole che continuiamo a farci del male qui sulla terra ….. Non ci siano, perciò, più divisioni negli animi di noi grandi per non farle vivere ai nostri figli”. Dal carcere è arrivato un “Basta con la vendetta!” basta con il sangue di chiunque esso sia, vittima o carnefice!
Grazie Antonia per questa lezione … Se potessi parlare con te, ti direi: fuggi Antonia! Via, lontano dalla Calabria; fuggi dalla tua terra perché le tue bambine meritano di raccogliere i frutti del sacrificio del piccolo Nicola. Via Antonia … Lontano! Fuggi da tutte le parole che sanno di compromesso, di resa, di vendetta. Tieni sul cuore, sempre con te il biglietto che hai scritto con parole di pace e di speranza e quando la debolezza, lo sconforto, ti prenderanno (perché purtroppo ci saranno e ti chiederai se avrai fatto la cosa giusta) ripensa al tuo piccolo, alle bimbe che hai vicino a te e ricomincia a vivere con tenacia. La pace nel cuore ti permetterà di affrontare tutto in maniera diversa. Ti auguro di trovare intorno a te tanta solidarietà perchè, tu e la tua famiglia, non veniate abbandonati dalle istituzioni e dalle persone che incontrerete lungo il cammino. Antonia, hai fatto una scelta grande ed importante; scegliendo di ricominciare, scegliendo la pace, ogni giorno potrai accarezzare il volto delle tue bimbe, respirarne il profumo della loro pelle quando ti dormiranno accanto, accompagnarle a scuola e pulirle le guance di Nutella quando si sporcheranno facendo merenda. Nei loro sorrisi vedrai il piccolo Nicola, che solo così non sarà morto invano. Antonia, mamma di Cocò, la tua scelta possa essere d’esempio per tante donne di questa terra di Calabria bella e disperata, solo attraverso le vostre mani può venire la Speranza.

Luisa Loredana Vercillo

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