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La Calabria come la “Terra dei Fuochi”

Dicembre 2013, il consigliere regionale Giuseppe Giordano in un’intervista rilasciata ad un giornale campano lamentava i troppi ritardi sul Registro Tumori in Calabria: “Quella che emerge è la mancanza di una cultura preventiva in Calabria e nel Sud. L’unico dato positivo si rileva nella città di Catanzaro con un registro tumori certificato dall’Airtum (associazione registro tumori) ma nel resto della regione si procede molto a rilento…

La storia della Terra dei fuochi è l’emblema di una società che nelle sue varie articolazioni e inefficienze ha permesso che la camorra potesse compiere uno scempio di proporzioni apocalittiche. E se mi si può permettere un parallelismo, devo registrare che anche nella nostra Calabria fra non molto, anche alla luce dei dati emersi sino ad ora, verrà fuori uno scenario simile alla Terra dei fuochi.”
E purtroppo la triste profezia che suo malgrado il consigliere regionale aveva paventato non è più solo una mera ipotesi. Un’autorevole voce si leva ed assume l’ammissione di una sconfitta: un’altra del nostro sud; di poche ore fa infatti, è l’intervista rilasciata da Federico Cafiero de Raho, procuratore capo di Reggio Calabria ai microfoni di ‘A Ciascuno Il Suo’ di Radio 24 : “Sono convinto ci sia un equivalente della Terra dei fuochi campana anche in Calabria. Le mafie – ha aggiunto – si sono arricchite sui rifiuti. Varie sono le notizie sui rifiuti sversati intorno al territorio di Reggio Calabria e un’attività di contrasto su questo ancora non è stata compiuta, è da fare. Legambiente nel suo rapporto dipinge un quadro preoccupante. Ma mi chiedo: come mai nulla è stato fatto visto che questo sversamento di rifiuti è avvenuto tanti anni fa? Noi solo oggi cominciamo a muoverci”.
Cafiero de Raho, per anni a Napoli si è occupato dei Casalesi, di Carmine Schiavone e del traffico dei rifiuti, sversati. Ora però Carmine Schiavone apre un altro inquietante filone di indagine. L’ex-boss uscito dal programma di protezione per i pentiti, agli stessi microfoni di radio 24 spiega il motivo della sua denuncia : “Non ho niente da perdere, io sono l’ ultimo mafioso dinosauro rimasto di quei casalesi, gli altri sono tutti o morti o in galera. E per questo parlo; devono ancora essere scoperti siti pieni di cassette foderate di piombo. Sono questi i rifiuti più pericolosi ancora interrati nella Terra dei Fuochi. Venivano da aziende del Nord e anche dall’ex Germania dell’est questi rifiuti tossici ancora interrati. Ci sono ancora tantissimi siti dove nessuno ha scavato, perché il popolo altrimenti farebbe la rivoluzione. Perché si è costruito sui rifiuti tossici. Per anni la gente del posto faceva a gara per vendere i terreni alla camorra, invece di denunciare”.
E proprio in relazione alle ricerche di rifiuti anche in regioni come la Calabria si auspica la possibilità di desecretare anche l’audizione alla Commissione ecomafie di Raffaele Cantone, magistrato, ora in Cassazione, ma fino al 2007 alla DDa di Napoli, dove si è occupato anche dei casalesi e di Carmine Schiavone. La sua audizione davanti alla Commissione ecomafie è ancora coperta da segreto e sarebbe opportuno imporre alle Camere una revisione su tutti i verbali coperti da segreto questo per conoscere particolari importanti che potrebbero indirizzare le ricerche verso altre destinazioni dei rifiuti tossici. All’epoca si trattò anche della “famigerata trattativa casalesi-Stato: del posizionamento delle note ecoballe, e delle stranezze riguardanti i territori destinatari delle stesse.
Ed allora a quanto pare non c’è una “terra dei fuochi” solo in Campania. Una parte di territorio contaminato è anche qui nella nostra Calabria. Quella dimenticata. Quella che qualche affarista senza scrupoli ha svenduto sempre per pochi soldi rispetto al prezzo da pagare. Le dichiarazioni di Schiavone, ci costringono a fare i conti con ben tre aree della Calabria invase dai rifiuti tossici interrati clandestinamente per anni e a far cadere il velo che copre gli occhi delle istituzioni e cittadini.
Qui da noi, non c’è un Carmine Schiavone che dice tutto e neppure le dichiarazioni del “casalese” Schiavone sono esplicitamente riferite alla Calabria, ma c’è un “MA” triste e grande che sovrasta i calabresi: le zone tradizionalmente risapute come inquinate sono “stranamente” colpite da una maggiore percentuale di patologie tumorali.
I soldi incassati da affaristi senza scrupoli sono il costo del futuro di questa terra. Tradizionalmente considerate zone a rischio nella nostra regione sono quelle della zona di Cassano e della sibaritide dove per anni i ferriti di zinco sono finiti sotto terra, il perimetro della Marlene di Praia, dove si ritiene che siano stati nascosti fanghi tossici. Infine, sostanze inquinanti si celano nella zona a ridosso del fiume Oliva. E ultime, ma non ultime, le famigerate “navi dei veleni” con i loro carichi di morte.
Nella nostra regione la sensibilità sulle urgenze dell’ambiente e della salute è ancora poca.
L’unica speranza è che, come per la Campania, un risveglio della società civile possa da un lato portare all’individuazione dei terreni contaminati al fine di avviare un’opera di bonifica, dall’altro rendere vigili le istituzioni su un uso dissennato e criminale del territorio. Serve però che più di tutto i cittadini diventino consapevoli che solo con la denuncia e alzando la testa si può attuare quella rivoluzione “temuta” in passato da camorristi e istituzioni: “Ci sono ancora tantissimi siti dove nessuno ha scavato, perché il popolo altrimenti farebbe la rivoluzione” ha dichiarato l’ex-boss.

Speriamo giunga presto questa rivoluzione, pacifica certo, ma ferma ed irremovibile.
Dopo il sangue dei campani, davanti al sangue ed al dolore dei calabresi, ci domandiamo se il Governo ancora una volta si tapperà le orecchie e farà finta di niente … quanto ancora si dovrà morire?

Luisa Loredana Vercillo

 

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