Armi chimiche, Scopelliti “rassicurato” da Letta. Sindaci ancora sul piede di guerra · CalabriaPage LameziaClick

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Armi chimiche, Scopelliti “rassicurato” da Letta. Sindaci ancora sul piede di guerra

ROMA – “Da Letta abbiamo ricevuto ampie rassicurazioni”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, uscendo dal tavolo convocato dal premier Enrico Letta a Palazzo Chigi con gli amministratori locali sull’arrivo delle armi chimiche siriane nel porto di Gioia Tauro. Il governatore ha chiarito che nel corso dell’incontro è stato delineato “un quadro non allarmante”.

 

“Le operazioni – ha spiegato Scopelliti – avverranno in mare da nave a nave, in un raggio di sicurezza che non coinvolge il territorio”. L’arrivo della nave danese Arkfutura che trasporterà le armi chimiche siriane nel porto di Gioia Tauro è previsto a febbraio.

“Abbiamo preso atto che c’è stata una carenza di comunicazione e questa è la grande responsabilità che va addebitata al governo: non aver saputo coinvolgere per tempo le istituzioni locali” ha sottolineato poi il presidente della Regione Calabria. ”Molti diranno probabilmente che ci si è piegati alla volontà di un governo nazionale. Non è così – ha messo in chiaro – Noi siamo stati molto rigidi, rigorosi, per chiedere determinate garanzie e abbiamo preso atto di questo tipo di scelta”.

“Ci è stato confermato che le operazioni che verranno fatte nel porto di Gioia Tauro sono operazioni che sono già state fatte nel tempo e che vengono fatte anche in altri porti italiani – ha proseguito il governatore – Gioia Tauro è un porto più sicuro e questa sicurezza potrà essere utilizzata anche in futuro per dimostrare che qui c’è una realtà che strategicamente può diventare sempre di più un interlocutore di altri porti nel mondo”. Scopelliti ha anche riferito che Letta si è impegnato ad ”aprire un tavolo nelle prossime settimane, per studiare quali strategie si possano attuare per un vero rilancio del porto di Gioia Tauro”.

Ma il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore, uscendo dal vertice a Palazzo Chigi, ha ribadito la sua contrarietà rispetto al trasferimento delle armi chimiche siriane e al successivo trasbordo nel porto calabrese. “Gioia Tauro non è un sito idoneo, perché manca una struttura sanitaria, manca un ospedale e manca un piano di evacuazione di sicurezza che io chiedo da primo cittadino – ha rimarcato – Da istituzione mi adeguo a una decisione calata dall’alto ma non sono favorevole”.

Anche Domenico Madafferi, sindaco di San Ferdinando, area dove ricade buona parte del porto di Gioia Tauro, è ”poco contento. E’ stata una specie di ultimatum, nel senso che ci è stato detto che l’operazione bisognava farla perché obbedisce a criteri di politica internazionale e che non ci saranno rischi”. “Le perplessità restano – ha dichiarato – ho fatto presente che a trenta metri ci sono le scuole medie ed elementari, a cinquanta metri c’è anche casa mia. Non so quel giorno come si potrà stare tranquilli”.

Una preoccupazione, quella delle popolazioni interessate, che l’esecutivo ”rispetta ma considera non rispondente alla realtà oggettiva dei fatti e parzialmente frutto di una non esaustiva comunicazione – sottolinea un comunicato di Palazzo Chigi – Per evitare ogni ulteriore allarmismo ingiustificato sarà, dunque, cura del governo predisporre iniziative puntuali di informazione, a partire dalla redazione di un opuscolo contenente tutte le notizie necessarie che verrà distribuito alle popolazioni. Più nello specifico, il governo ha chiarito che la questione attiene alla movimentazione di materiale, e non di armi, che viene trattato in via ordinaria dal porto in condizioni di assoluta sicurezza”. Inoltre, ”l’operazione in questione riguarda circa 60 container per un totale di 560 tonnellate e durerà un tempo stimato dalle 10 alle 24 ore”.

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