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Armi chimiche siriane. Possiamo credere alle rassicurazioni di un Governo che non riesce a tutelare diritto salute in “terra dei veleni”?

La nave dalla Siria con le armi chimiche fermerà a Gioia Tauro. Le destinazioni candidate erano soprattutto Brindisi, Cagliari, Augusta, Taranto, Gioia Tauro. La risposta è arrivata con tanto di annuncio ufficiale: le armi chimiche di Assad passeranno da Gioia Tauro. Il ministro Lupi ha comunicato che sarà Gioia Tauro, in Calabria, il porto italiano che ospiterà le operazioni di trasbordo dell’arsenale siriano dal cargo danese o norvegese all’americana Cape Ray. Lo scalo sarebbe stato scelto perché considerato più sicuro e di più facile gestione in caso di proteste e manifestazioni.

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L’annuncio è stato dato in Parlamento, durante l’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa del ministro degli Esteri Emma Bonino, delle Infrastrutture Maurizio Lupi e del direttore generale dell’Opac, Ahmet Uzumcu , venuto a spiegare le fasi dello smaltimento. Le armi chimiche si trovano attualmente depositate in circa 1.500 container sulla nave danese che farà scalo a Gioia Tauro e poi saranno trasbordate sulla nave Cape Ray. Damasco, anche se in ritardo, ha trasferito le sue armi nel porto di Latakia , dove una parte è già stata caricata su una nave danese. Questa nave le trasferirà nel porto dove verranno caricate sulla Cape Ray, l’unità americana attrezzata a distruggerle con l’idrolisi. Gli Stati Uniti non possono prelevare direttamente le armi nel porto siriano, per ovvie ragioni diplomatiche, e quindi effettuare il transito in sicurezza è diventata una delle priorità più importanti per l’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, Nobel per la Pace 2013) che gestisce l’intera operazione.

Finora, solo la nave danese “Arc Futura” ha caricato, il 7 gennaio scorso, 27 tonnellate di materiale, mentre si attendono circa 900 tonnellate di agenti tossici. I container dovranno essere trasferiti su una nave americana, proprio durante lo scalo italiano per poi essere portati altrove. Il trasbordo di agenti chimici avverrà “da nave a nave” senza toccare il suolo italiano: cioè senza sbarcare nemmeno in banchina e senza che il carico debba essere stoccato in depositi a terra. La nave Usa , una volta in acque internazionali, distruggerà mediante idrolisi gli agenti chimici più pericolosi arrivati dalla Siria. L’eliminazione è prevista per la fine di gennaio o ai primi di febbraio.
L’accordo sulla distruzione delle armi chimiche imposto ad Assad è parte imprescindibile della Conferenza di Parigi. Il Gas sarin è stato usato più volte dall’esercito contro i civili siriani durante i bombardamenti. Le immagini, terribili, di uomini, donne e bambini morti a causa delle esalazioni hanno fatto il giro del mondo. Ed è per questo che “l ‘Italia si inserisce in questa grande operazione internazionale che è il primo passo per arrivare ad un Medio Oriente privo di armi chimiche”, ha spiegato il ministro Bonino. Il nostro paese infatti, oltre al porto, ha offerto un contributo finanziario per l’operazione di smaltimento all’interno degli accordi internazionali. Il Governo ha assicurato che le operazioni avverranno in assoluta sicurezza: il porto di Gioia Tauro è stato scelto perché è un’eccellenza, specializzato in questo tipo di attività. Inoltre preoccupano le tensioni e le manifestazioni che potrebbero crearsi in seguito all’arrivo della nave ed anche per questo il porto si “presta” ad una maggiore possibilità di monitoraggio.
La decisione ovviamente non ha mancato di suscitare polemiche. Nessuno infatti vuole nel suo porto armi chimiche, sebbene sia stato assicurato che le operazioni di trasbordo avverranno nel pieno rispetto delle procedure di sicurezza. “A me non hanno comunicato nulla di ufficiale ma comunque sarebbe grave. Mettono a repentaglio la mia vita. Se succede qualcosa la popolazione mi viene a prendere con un forcone” – ha spiegato il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore. Che ha anche polemizzato direttamente con il ministro degli Esteri chiedendo al ministro di recarsi a presenziare alle operazioni di trasbordo. Il primo cittadino di San Ferdinando, il comune sotto il quale ricade la maggioranza delle banchine, sta pensando di chiudere lo scalo: “Stiamo valutando di emettere un’ordinanza per chiudere il porto”, ha spiegato all’Ansa. Ci sono interessi precisi perché l’Italia intende ottemperare all’impegno preso in campo internazionale; Roma nei prossimi mesi sarà il crocevia di molti dossier fondamentali del Medio Oriente. A febbraio è prevista una conferenza per il sostegno delle forze armate libanesi, che ha peso tanto nella crisi siriana, quanto nei rapporti con l’Iran. Forse a marzo, verrà ospitato il delicato incontro che punta a ricostruire la stabilità in Libia. In questi giorni, poi, si sta ragionando anche sulla possibilità di organizzare proprio a Roma un appuntamento per affrontare l’emergenza umanitaria in Siria, dove l’Onu cerca 4,4 miliardi di dollari per aiutare oltre 9 milioni di persone.

Fin qui la necessità del sacrosanto impegno internazionale ma … il disarmo di Damasco a cui l’Italia intende partecipare con il segno tangibile del trasbordo nel porto di Gioia Tauro , quanto costerà in termini di sicurezza per il popolo italiano? Quanto potremmo fidarci delle “rassicurazioni” circa il corretto svolgimento delle operazioni di distruzione da parte degli americani che “useranno” il nostro Mediterraneo? Non siamo forse il paese nelle cui acque 23 navi radioattive sono tristi souvenir di morte che ipotecano il nostro futuro? Le parole di rassicurazione arrivano da un Governo che non è capace di tutelare nella “terra dei veleni” il sacrosanto diritto alla salute, anzi alla vita … per non parlare di un intuibile “pianto del coccodrillo”… ho un atroce dubbio … ma le armi che verranno distrutte da chi sono state finanziate?

Luisa Loredana Vercillo

 

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